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Pediatrici e identità di genere: la polemica sulla guida 'Oltre lo sguardo' e il ruolo della Garante
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Pediatrici e identità di genere: la polemica sulla guida 'Oltre lo sguardo' e il ruolo della Garante

La Garante dell'infanzia contesta la guida dei pediatri su genere e orientamenti sessuali, criticando la transizione sociale a tre anni. La Sip ribadisce la tutela dallo stigma.

La Redazione ·14 luglio 2026 5:06 ·2 min di lettura

Non si placa la polemica che avvolge la recente guida dei pediatri intitolata «Oltre lo sguardo», un opuscolo dedicato alla varianza di genere, agli orientamenti sessuali e all'omogenitorialità negli ambulatori pediatrici. Se inizialmente l'associazione Pro Vita aveva alzato la voce, chiedendo l'intervento del ministero della Salute, oggi il dibattito si è ampliato con l'ingresso della Garante dell'infanzia e dell'adolescenza, Marina Terragni, che ha espresso un netto monito su alcuni passaggi del testo. Al centro della controversia vi è la possibilità di prevedere, già dai banchi della scuola materna, la transizione sociale, ovvero permettere a bambini che non si sentono identificati nel sesso di appartenenza di vivere pubblicamente in un genere diverso da quello assegnato alla nascita. La Garante sottolinea che «è impensabile una transizione sociale a tre anni», ricordando che in almeno otto casi su dieci il momento di incertezza sul proprio genere si risolve spontaneamente, senza bisogno di interventi esterni.

La posizione della Garante si fonda sul richiamo alla prudenza e alla tutela del diritto del minore a un futuro aperto, considerando che la pubblicazione non sembra dare peso a documenti istituzionali internazionali che hanno ridisegnato il dibattito globale. In contrasto con questa visione, la Società italiana di pediatria (Sip) e l'Associazione culturale pediatri (Acp), autori dell'opuscolo, ribadiscono che i bambini con identità di genere Lgbtqia+ sperimentano stigma e discriminazioni che incidono negativamente sull'autostima e sulla fiducia verso gli adulti. Per loro, gli attacchi recenti sono mere strumentalizzazioni di un tema reale che i pediatri devono affrontare quotidianamente. Chiara Centenari, responsabile del Gruppo di studio diritti dei bambini della Sip, spiega che la guida non è una linea per prescrivere ormoni, ma un strumento pratico per rispondere alle domande di familiari e pazienti, con lo spirito di accompagnarli verso professionisti senza pregiudizi.

Pro Vita & Famiglia coglie l'occasione per un nuovo affondo, sostenendo che l'intervento della Garante conferma la mancanza di credibilità scientifica della guida, fondata su standard screditati. Il portavoce Jacopo Coghe chiede il ritiro immediato dell'opuscolo e le dimissioni dei presidenti Sip e Acp, appoggiando le oltre 37.000 firme di una petizione che ha già portato alla presentazione di due interrogazioni parlamentari. Nel frattempo, i pediatri sono impegnati nella preparazione di una risposta tecnica punto per punto. È importante notare che l'Istituto superiore di sanità ha precisato che al Congresso dell'Acp, previsto il 5 novembre, non è stata alcuna presentazione della guida, trattandosi di un errore nel comunicato stampa. Il cuore del dibattito rimane quindi la tensione tra la necessità di accogliere senza giudicare e il dovere di proteggere il minore da interventi che potrebbero non offrire sufficienti garanzie di scientificità.

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