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Protesta degli artisti contro il genocidio a Gaza ai Giardini della Biennale
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Protesta degli artisti contro il genocidio a Gaza ai Giardini della Biennale

Artisti sfilano ai Giardini della Biennale contro il genocidio a Gaza con magliette nomi morti. Solidarietà pacifica in pre-apertura mostra In Minor Keys.

La Redazione ·6 maggio 2026 7:02 ·2 min di lettura

Nel giorno di pre-apertura su invito, dedicato a giornalisti e addetti ai lavori, i Giardini della Biennale di Venezia si sono trasformati in teatro di una protesta estemporanea e profondamente pacifica. Un centinaio di artisti, in gran parte palestinesi ma uniti da voci di diverse nazionalità in sostegno alla Palestina, ha attraversato il percorso dall'ingresso al padiglione centrale. Indossavano t-shirt che recavano i nomi di colleghi morti sotto le bombe a Gaza. Il corteo, scandito da un canto quasi meditativo, si è concluso in un cerchio commosso, dove il silenzio ha parlato più di mille parole. Solidarietà come atto di memoria. Rachel Fallon, artista irlandese, ha spiegato il cuore di questa azione: "Abbiamo voluto fare una dichiarazione in solidarietà con gli artisti della mostra In Minor Keys e con tutti quelli di Gaza che non sono qui oggi, intrappolati in circostanze impossibili, se ancora vivi. Non è giusto. Volevamo ricordare i loro nomi". Quelle magliette non erano semplici indumenti; erano un muro di nomi, un tributo vivente che trasformava statistiche in storie umane, numeri in presenze assenti ma indimenticabili. Mohammed Joha, partecipante alla 61ª Esposizione Internazionale d'Arte In Minor Keys, ha aggiunto un testimone personale al coro collettivo. "Abbiamo perso un numero impressionante di artisti in questo brutale conflitto, incluso il mio insegnante", ha detto con voce ferma ma carica di emozione. "È un momento cruciale per mostrare al mondo che non siamo numeri. Siamo una popolazione, con sogni, talenti e vite spezzate". Le sue parole echeggiano il grido universale: in mezzo al caos della guerra, l'arte resiste come baluardo di umanità, rifiutando di essere ridotta a mera contabilità del dolore. Questa manifestazione, fluida e intensa, ha intrecciato corpi, voci e memorie in un gesto che va oltre il semplice dissenso. Ha ricordato come l'arte, anche nel lutto, possa unire e denunciare, trasformando i Giardini – spazio di bellezza e confronto – in un palcoscenico di giustizia. Mentre il mondo osserva, quel cerchio di artisti resta impresso: un invito a non dimenticare, a vedere i nomi dietro le notizie.

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