Dall'invito alla Casa Bianca allo scontro senza precedenti
Da invito alla Casa Bianca a attacchi personali: la parabola conflittuale tra Donald Trump e Papa Leone XIV in un anno di tensioni su Iran, pace e politica estera.
Dalle aperture iniziali allo scontro frontale. Il rapporto tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Papa Leone XIV ha seguito una parabola drammatica in poco meno di un anno, passando da toni entusiastici a un confronto aspro e personale, dominato soprattutto dalle parole incendiarie del tycoon.
All'indomani dell'elezione papale, l'8 maggio 2025, Trump esprimeva gioia pura: "È un onore realizzare che è il primo Papa americano, è emozionante, non vedo l'ora di incontrarlo". Pochi giorni dopo, il 12 maggio, il tono si fa più assertivo; in un post rivendica un ruolo nell'elezione del Pontefice, grazie al peso del voto cattolico statunitense. Culmina con un gesto distensivo il 19 maggio: un invito ufficiale alla Casa Bianca, segnale di un dialogo potenzialmente costruttivo.
Per mesi, il confronto resta in sordina, un sottofondo diplomatico. Ma con l'avvento del 2026, le prime crepe emergono nitide. Il 19 gennaio, tre cardinali americani denunciano le politiche dell'amministrazione Trump come "distruttive". Segue, il 17 febbraio, la decisione della Santa Sede di boicottare il "Board of Peace" su Gaza promosso dagli Stati Uniti, marcando una distanza formale e inequivocabile.
L'escalation accelera il 7 aprile. Trump lancia un ultimatum all'Iran – "Un'intera civiltà sta per morire" – e Leone XIV replica secco: tale affermazione "non è accettabile". Non passa tempo: il 13 aprile, gli attacchi diventano diretti, personali. "È pessimo in politica estera", tuona il presidente, aggiungendo: "Non voglio un Papa che ritenga accettabile che l'Iran possieda l'arma nucleare". L'affondo finale? "Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente Maga". Il Papa, in viaggio in Africa, risponde con fermezza: "Non ho paura, non intendo dibattere con lui".
Le critiche non si placano. Il 5 maggio, Trump insiste: "Penso che stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone, per lui va benissimo che l'Iran abbia un'arma nucleare". La replica vaticana arriva pronta, tramite il cardinale Pietro Parolin: "Il Papa sta facendo quello che il suo ruolo esige e cioè di predicare la pace".
Eppure, tra le scintille, persistono i canali diplomatici. Si annuncia una "conversazione franca" tra Vaticano e Washington, in vista della visita del segretario di Stato americano Marco Rubio. Un barlume di dialogo in un turbine di tensioni.