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Addio a Tonino Trebiciani, il talent scout della Roma che scoprì Conti e Di Bartolomei
Foto: Vladimir Chake / Pexels
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Addio a Tonino Trebiciani, il talent scout della Roma che scoprì Conti e Di Bartolomei

Aveva 88 anni ed era originario di Ostia. Con la Primavera giallorossa vinse tre scudetti e due Coppe Italia negli anni Settanta.

La Redazione ·24 luglio 2026 22:17 ·3 min di lettura

Tre scudetti Primavera, due Coppe Italia, una salvezza conquistata nel momento più difficile e una generazione di campioni lanciati verso la Serie A. Tonino Trebiciani, il tecnico che più di ogni altro ha segnato la storia delle giovanili della Roma, è morto a 88 anni. Originario di Ostia, dove cresceva chi amava il calcio con la sabbia sotto le scarpe, si è spento il 23 luglio 2026. I funerali si terranno sabato 25 luglio alle ore 15:00 nella chiesa di Regina Pacis, nel quartiere che lo aveva visto nascere.

Nel mondo del calcio romano, Trebiciani è ricordato soprattutto come l'uomo che sapeva guardare un ragazzo di sedici anni e già vederne il giocatore. Bruno Conti, che avrebbe poi conquistato un Mondiale con la Nazionale nel 1982, è tra le sue scoperte più celebri. Ma la lista è lunga: fece esordire in massima serie Agostino Di Bartolomei, il capitano della Roma degli anni Ottanta, destinato a diventare una delle figure più amate — e più tragiche — del calcio italiano. E fu ancora Trebiciani a intuire che Claudio Ranieri, all'epoca attaccante, avrebbe reso molto di più come terzino: una scelta che cambiò la carriera di chi oggi è considerato uno degli allenatori più rispettati d'Europa.

La sua stagione d'oro con la Primavera giallorossa si estende dall'inizio degli anni Settanta fino al 1980. In quel decennio costruì una scuola calcio vera, non solo una squadra: tre scudetti di categoria nelle stagioni 1972-1973, 1973-1974 e 1977-1978, più due Coppe Italia consecutive nel 1973-1974 e 1974-1975. Nessun altro tecnico nella storia della Primavera romanista ha fatto meglio.

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Eppure il suo contributo non si fermò ai vivai. Nella primavera del 1973, con la Roma in bilico tra la salvezza e la retrocessione in Serie B, Trebiciani subentrò sulla panchina della prima squadra al posto di Helenio Herrera — una figura leggendaria, eppure insufficiente in quel momento. Il suo bilancio in quelle sei partite fu di quattro pareggi e due sconfitte, numeri che in apparenza dicono poco. Ma la salvezza arrivò, agganciata grazie alla migliore differenza reti: una di quelle imprese che la classifica non racconta fino in fondo. Tornò in prima squadra anche nel 1977, ancora una volta come traghettatore, subentrando a Nils Liedholm. E proprio accanto a Liedholm aveva lavorato come vice allenatore in un periodo precedente, imparando un calcio più ragionato e paziente.

Dopo l'avventura alla Roma, Trebiciani continuò ad allenare lontano dai riflettori. Nel 1979 guidò il Rieti; tra il 1980 e il 1982 fu alla guida del Latina, dove ottenne una promozione in Serie C1. Nella stagione 1983-1984 allenò l'Ostiamare, la squadra della sua città. Prima ancora aveva avuto esperienze con la Lazio Calcio femminile, l'Ostiense e il Centro San Tarcisio: una carriera costruita mattone su mattone, senza cercare la ribalta ma lasciando tracce solide ovunque.

L'AS Roma ha espresso il proprio cordoglio con una nota in cui si afferma che Trebiciani «ha lasciato un segno profondo nella storia del club». Una frase che, in questo caso, non suona come formula di circostanza. I giocatori che ha scoperto, i campionati che ha vinto e i ragazzi che ha trasformato in professionisti sono lì a dimostrarlo. Il calcio romano perde uno dei suoi artigiani più discreti e più preziosi.

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