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Lo sgombero fermo del centro sociale: case popolari bloccate al Laurentino 38
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Lo sgombero fermo del centro sociale: case popolari bloccate al Laurentino 38

Occupazione abusiva al Laurentino 38 blocca lavori Ater per 56 alloggi popolari. Attivisti resistono con post provocatori. Quando lo sgombero?

La Redazione ·11 aprile 2026 8:50 ·2 min di lettura

Nel cuore del Laurentino 38, al sesto ponte, trentacinque anni di occupazione abusiva hanno prosciugato la pazienza delle autorità. Il centro sociale L38 Squat occupa spazi destinati a rinascere come alloggi popolari, parte di un ambizioso piano di riqualificazione da 7,7 milioni di euro. Qui, 56 locali extra-residenziali sui ponti quinto e sesto attendevano di diventare case per famiglie in lista d'attesa. Eppure, i lavori arrancano. Finché gli occupanti non se ne andranno, nulla si muove.

L'Ater, stanca di rinvii, ha deciso di agire. Il 30 gennaio ha pubblicato online un avviso di prossimo sgombero coatto, dopo aver inutilmente cercato un destinatario per la diffida formale. Trent'anni di tolleranza? Troppi. Dovevano liberare volontariamente l'immobile entro 30 giorni. Risultato? Silenzio. Il centro sociale resta lì, immutato, come un monito alla volontà dello Stato.

Ma la beffa si consuma sui social. Il 21 marzo, mentre l'ultimatum era scaduto da tempo, gli attivisti postano un omaggio commosso a Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, noti come Sandro e Sara. Due anarchici morti nel crollo di un casale abbandonato al Parco degli Acquedotti, forse mentre armeggiavano con esplosivi artigianali. "Come comunità di lotta siamo pesantemente colpiti", scrivono. "Abbiamo perso compagni conosciuti nelle occupazioni, nelle assemblee". Un ricordo che sa di ricatto morale, mentre lo sgombero incombe.

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Non basta. Il 2 marzo, foto di gruppo: occupanti di spalle, molti incappucciati, davanti al cantiere del quinto ponte. "Nessun alloggio nuovo è sorto", ironizzano. "Più importante aprire un altro cantiere per evitare penali, che dare case a chi ne ha bisogno". Parole che pungono, ma l'Ater ribatte: siete voi a bloccare le 28 case popolari previste. Una sfida aperta, un gioco al massacro che paralizza il quartiere.

Gli occupanti non cedono. "L38 Squat non si tocca", tuonano sui canali digitali. In loro difesa, si mobilitano altri centri sociali romani: Quarticciolo Ribelle, 100celle aperte. Lo sgombero dello ZK a Ostia, lo stesso giorno dell'avviso Ater, ha suonato come un campanello d'allarme. Eppure, la resistenza tiene. Quanto ancora durerà questa impasse? Quando le autorità passeranno dalle parole ai fatti, liberando spazi per chi attende una casa vera, non un'occupazione ideologica?

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