L'economia del mare in Italia: 216 miliardi e una crescita esplosiva
Scopri come l'economia del mare in Italia vale 216 miliardi (11,6% Pil), cresce del 16% e cerca 175 mila lavoratori. Opportunità e sfide del settore.
L'economia del mare rappresenta una vera spina dorsale per l'Italia, un motore invisibile che pulsa lungo i 7.900 chilometri di coste, attraverso 350 porti e migliaia di chilometri di infrastrutture sottomarine. Vale oltre 216 miliardi di euro, pari all'11,3% del Pil nazionale, e dà lavoro diretto a 1,1 milioni di persone – un numero che lievita a 2,5 milioni se si considerano gli effetti indiretti. In soli due anni, dal 2022 al 2023, ha registrato una crescita del 16%, più del doppio della media economica del Paese, confermando il suo ruolo di settore trainante in un contesto di tensioni geopolitiche e riconfigurazione delle rotte globali.
Immaginate il Mediterraneo: da qui transitano il 27% delle rotte strategiche mondiali, il 65% degli approvvigionamenti energetici europei e il 35% del traffico di greggio. A livello planetario, il 90% delle merci viaggia per mare, mentre il 99% dei dati scorre lungo dorsali sottomarine. L'Italia, con i suoi oleodotti e gasdotti per 2 mila chilometri e 26 mila chilometri di cavi subacquei, si pone al centro di questo intreccio vitale. Controllare queste rotte, innovare nella tecnologia navale e salvaguardare le infrastrutture critiche non è solo una questione economica: è autonomia nazionale, resilienza contro le incertezze del mondo.
Eppure, dietro questo splendore si staglia un'ombra. Il settore, che impiega oltre un milione di addetti diretti, affronta una carenza drammatica di talenti. Nei prossimi cinque anni serviranno 175 mila posti qualificati, legati all'innovazione che pervade logistica, turismo, servizi e tutela ambientale. Ma la demografia remare contro: la popolazione in età lavorativa calerà da 37,5 milioni nel 2025 a 29,7 milioni nel 2050, con 6,1 milioni di cinquantenni in pensione contro appena 5,92 milioni di giovani under 30. Non basta: il sistema formativo italiano fatica a produrre profili con competenze specifiche per la blue economy.
La soluzione? Formazione, ripetuta come un mantra. Potenziando le Its Academy con percorsi su innovazione, sostenibilità e discipline Stem; creando una piattaforma digitale per matching tra domanda e offerta; offrendo incentivi fiscali per assunzioni di giovani formati; integrando l'economia del mare nel Piano Mattei per reclutare talenti africani, inclusi programmi Stcw; allineando gli atlanti professionali regionali. Semplificazione e innovazione completano il trio di direttrici per sbloccare il potenziale. Così, l'Italia non solo difenderà la sua ricchezza marina, ma la moltiplicherà, trasformando sfide in opportunità di leadership globale.